Profumo di vaniglia

Detto africano: puoi svegliarti quanto presto vuoi al mattino che il tuo destino si è svegliato prima di te. O, in via non ancora definitiva... African Idiom: you can wake up as earlier as you want in the morning but your destiny will be already there. Mitja Viola

La notte di Jamal e le lune del mercato: Gasol parte, Carter forse

Felice anno nuovo Jamal

(tempo di lettura 2'34''. Scritto ascoltando i Grandaddy con I'm on standby).

Nel giardino delle pietre viziate c'e' sempre tempo per scoprire qualcosa di diverso. Non tanto una coincidenza pronta a nuova vista, quanto un dettaglio che, in balia del suo approfondimento, si dimostra molto interessante. E poco importa se il concetto appare piu' o meno diretto. Piu' o meno sincero. Il fischio finale, quello che sentenzia e non appella, e' il risultato ultimo tipico di chi, ancora prima della mezzanotte, si lascia andare con una considerazione abile a ricordati che non e' mai detta l'ultima parola. Del resto, una delle teorie che qui cercano di sottolinare e rimarcare per bene, e' proprio quella che spiega l'evolversi del tempo. Quanto tempo passa. Quanto devi aspettare. Come le persone lo recepiscono e come le varie economie si identificano nelle varie forme di equilibrio. Tanto per capirsi, il tempo di evoluzione della societa' cinese e' ben diverso da quello europeo, guarda a caso un sistema che si differenzia da quello americano, sud americano e africano.

E tutto questo per dire che se Phoenix ha vinto la sua vittoria numero 17, non e' detto che riesca a vincere l'anello. Questione di tempi, di numeri ma ancora prima, di momenti. Quello ideale in grado di regalarti un brindisi con vista mare o collina, in compagnia di chi non ha nemmeno capito bene come mai capitava da quelle parti. Non a caso, parlando di brindisi, mi viene da sottolineare una produzione sincera e schietta come il suo nome, Briz, vale a dire, abitante del Collio. Un uvaggio di tocai, ribolla gialla e malvasia prodotto dalla famiglia Music (clicca qui), invecchiato per un anno in botte d'acciaio. Un nome e un programma non fosse che, messa in opera l'idea, c'era tempo e spazio anche per ricordare a chiunque se quel nome, Briz, quel signficato porta la pronuncia slovena della parola Bric.

Tutto chiaro? Bisognerebbe chiederlo alle tifose (clicca qui) di un Jamal Crawford che, neanche l'avessi fatto a posta, dopo il precedente elogio da queste righe, si e' inventato la sesta miglior prestazione di sempre al Madison Square Garden, 52 punti in meno di 40 minuti che lo hanno subito piazzato all'ottavo posto dei piu' scatenati della stagione. Ammetto, a leggere il nome di Gilbert Arena in prima, quarta e decima posizione, mi viene da pensare alle regole, all'importanza e al significato del titolo di Mvp che sta promuovendo per la terza volta consecutiva Steve Nash. E' anche vero che il mio sorriso entusiasta di una notte da record, mi ha portato con la mente a dei dati di fatto senza nome. Gia', mentre mi gustavo l'uno contro tutti di Jamal, mentre mi rendevo conto della difficolta' di dover far sempre canestro per battere il record, ho pensato agli 81 di Kobe Bryant. Assurdo. Assurdo perche' non hai nemmeno il tempo per allacciarti le scarpe che devi fare solo canestro. Sempre e solo canestro. Ma e' anche vero che dopo aver cercato di capire i mali di Miami, finalmente mi sono tolto un sassolino dalla scarpa che portavo da tempo. In tutti questi mesi infatti, non avevo mai trovato il tempo e il coraggio di avvicinarmi al folletto di Seattle, uno che questa estate in quel del Rucker Park ne aveva messi 43 o quanti punti. "La sensazione e' la stessa - mi ha spiegato Jamal Crawford una volta interpellato - ti senti "on fire" in serata di grazia e quindi ti permetti di forzare qualcosa di piu'. Segnare tutti quei punti al Rucker e' stato molto bello, anche se il Madison e' sempre il Madison. La differenza tra il basket di playground e quello della NBA? Quando segni cosi' tanto non c'e' differenza perche' ti diverti sempre e comunque".

A dire il vero aveva anche detto che l'assenza di Eddi Curry non era la chiave di volta della serata, aveva parlato bene di Isiah Thomas ma forse, come si usa spesso in circostanze diverse, dove finiscono i pregi suoi e di New York, cominciano i mali di Miami. Secondo Udonim Hasslem e' una questione di mentalita' difensiva. Insomma, non difendono come facevano lo scorso anno. A dire il vero volevo anche chiedergli del suo enorme tatuaggio in schiena in cui e' disegnato lo stato della Florida con sei fori di pistola e una serie di edifici in prossimita' della punta. "Florida, the Gunshine State", questo il titolo dell'opera. Una cosa che non mi ricordo di avergli visto adosso in tempi non sospetti, anche se dentro la locker room le attenzioni sono sempre diverse. Shaq dal mio punto di vista e' tornato, salta, inchioda e fa impressione come sempre. Dywane Wade e' un mostro col vizio del canestro in tutte le salse ma, forse, oltre alla ricetta di Pat Riley, quello che manca e' la volonta' da parte di tutti di divertirsi come lo scorso anno. Gia', forse ci sono troppi galli nel pollaio, per quanto quando ti trovi di fronte al pick and roll Shaq-Wade non rimane molta personalita' e leadership ancora da distribuire. Questione di remare in un unica direzione sperando che tutti portino il loro umile mattoncino.

Come dire, lasciamo perdere, visto che da quel che si sente in giro, pare che i Lakers abbiano provato a bussare alla porta dei Nets per Jason Kidd. Questioni neanche poi tanto famigliari, anche se a conti fatti, chi sembra essere in partenza e' Vince Carter. Gli ultimi rumors chiamano in causa Paul Gasol, vicinissimo ai Celtics e Ray Allen. Carter, free agent a fine stagione, potrebbe far gola a piu' di qualcuno anche se da queste parti, da una vita si dice che finira' nella sua Orlando. E' tutto vero? Parole sante. Parole sante senza l'utilizzo del solito brindisi di buona speranza. A proposito, prima di chiudere penso che sia doveroso parlare di tennis. Sua maesta' Roger Federer gioca sempre piu' da numero uno di tutti i tempi, anche se la notizia che mi ha fatto piu' piacere leggere e ascoltare, parla del ritorno al sorriso di Serena Williams. Una che se smette di pensare alla moda, al papa' che non e' il nonno e tutto il resto della storia, ha sempre giocato una spanna sopra le altre. Una che ti ricorda come l'eleganza e la forza siano due cose diverse ma non sempre distinte. Poi, dipende dai punti di vista, ma penso che di fronte a questo ritorno non ci sia davvero nulla da obiettare.

Il resto lo lascio a delle previsioni metereologiche che avevano parlato di neve e che invece, stanno riportando in citta' una sorta di perturbazione sul caldo andante che ha messo tutto tranquilli. Almeno fino alla prossima passeggiata notturna con -12 e vento contro. Quanto basta a ricordarmi che a New York nulla, ma proprio nulla, sembra scontato. Nemmeno la mia pasta con il tonno rimasta nel piatto causa poca fame e un ingrediente di troppo. Quale? Ve lo dico la prossima volta.

Per le mail di contrabando mitja.viola@gmail.com

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