giovedì, 25 ottobre 07 02:12 pm

(tempo di lettura massimo 2'14''. Scritto ascoltando i Nirvana con Come as you are in versione Unplugged)
Prossima fermata stazione Meadowlands Arena, stato del New Jersey. Si dice che la benzina costi meno, anche se il sottoscritto, causa una condizione economiche figlia di di scrupolosi bilanci, continua a preferire l’autobus. Dieci dollari di biglietto da vidimare la dove New York diventa un andarivieni di pendolari nel formicaio di Port Authority. I colletti bianchi ritornano a casa dopo una giornata di lavoro oltre il fiume Hudson con valigia in mano e cravatte sul pallido andante. I colletti con invece tendono ad essere un attimo piu' colorati, fanno ritorno nella Mela spesso con il primo bottone slacciato e una cravatta molla, la' dove ce ne sia bisogno, neanche a rimpiagere un paio di jeans e scarpe da ginnastica. Di fatto, ogni volta che ci metto piede, faccio una certa fatica a trovare me stesso. Questioni di gusti, di ambientamento o anche solo di una geografica che, appena fuori dal classico centro abitato newyorkese, ti spiazza senza precedenti. Tutto diventa diverso, fin troppo retorico al punto che la differenza, con o senza le classiche catene di montaggio tipiche del 900 e la rivoluzione industriale studiata sui libri di scuola, non lascia scampo alla fantasia umana: se per caso devo andare ad abitare in questi sobborghi, beh si comincia a pensare sul come ritornare a casa. Qui, a queste condizioni non ne vale piu' la pena.
Prossima fermata, stazione Meadowlands New Jersey, anche meglio nota come Continental Arena. Complesso sportivo che include il famoso Giant Stadium nell’abitato centro di East Rutherford. Quattro case, due stadi, un ippodromo e un sacco di capannoni che fungono da magazzini per i ridenti affari degli uffici di Manhattan. Sei, sette hotel che senza h e con la m diventano comodamente altrettanti motel e un appuntamento, quello invernale, con un uomo chiamato Jason Kidd, che non vale il prezzo del biglietto. Le ultimissime dicono che stia poco bene. Una botta rimediata alla schiena, ha finito per procurargli un'infiammazione tra i dischi della colonna vertebrale. Non a caso, non appena domandi dove sia, ti dicono, scherzando anche sul nome della sua nuova compagna, che ha delle difficolta' a sedersi e chiaramente, non si fa vedere. Una sorta di attenti al lupo che trova il suo valido Pierino nel giornale del giorno dopo. Quello che racconta della sua convalescenza e regala lumi di speranza: si e' mosso, sta meglio e coach Frank e' ottimista per il suo rientro. Gia', pagare il biglietto per non vedere in campo uno dei migliori tre giocatori al mondo per impatto di intensita' e gioco che sviluppa sul rendimento della squadra, beh al diavolo tutti quelli che hanno titolo di influenzare la giuria che decide l'Mvp di fine stagione.

Prossima fermata stazione Meadowlands New Jersey, un gita in pullman che condivi con i tifosi di questo sport in America. Si dice che nel giro di quattro, cinque anni o forse anche meno - qui quando decidono tirano su palazzi a cinquanta piani nel giro di sei, sette mesi - ci si deva spostare ad Atlantic Avenue, una fermata di metro da casa mia, un'icona di una Brooklyn che non smette mai di stupire. E in effetti, faccio fatica a catalogare la differenze, anche socio politiche come quelle sull'asse Milano Roma tanto ben introdotte dal Vate Bianchini in uno dei suoi tanti pezzi per questo editore, tra chi si schiera con i Nets e chi invece con i Knicks. In entrambi i casi, ai capelli storti di chi studia "hip-pop", dai copricapi ebri che ti aiutano a riconoscerli, qui per la maggiore ti capita di incontrare nonne con nipotini e nipotine. Papa', chiaramente di tutti i colori, con figlioletti di tutte le eta' o anche solo, tifosi e tifose con le maglie degli avversari di turno. Non e' un caso che quando gioca Kobe, l'autobus lo devi prendere in anticipo perche' la coda diventa quasi irragionevole. Tranquilli, tutto funziona, ma a starci in fila per quindici, venti minuti e pensando al classico sistema all'italiana che gestisce un pendolarismo a quattro zeri, ti spaventi a pensare che tutto possa funzionare in maniera cosi' efficente.
Prossima fermata stazione Meadowlands New Jersey e gli italiani che di solito senti parlare mentra stai in fila, non si fanno ancora vedere. L'appuntamento e' rinviato alla prossima settimana, giorno 2 novembre. Non a caso in occasione della prima del Mago, mi piacerebbe fare una diretta su questo sito sulla falsa riga di quella ben riuscita per il draft di Belinelli. Per adesso le uniche cose che contano e vedere e capire Boston. Ammettere che la lunga convalescenza di Kristic dopo il ginocchio rotto dello scorso anno, ha avuto un senso o anche solo scambiare due chiacchere con chi ha cambiato la geografia del potere di questo sport. "Non penso che sia stato deciso tutto in una notte - attacca Danny Angie mentre gli chiedo di raccontarmi il clima del basket anni 80 tra un titolo ai Lakers e uno a Boston - i nostri cambiamenti sono frutto di una lunga programmazione. Abbiamo deciso di creare un buon gruppo di giovani e poi e' arrivato questo trade". Un grazie arrivederci che non mi convince. Il successo del gioco del Risiko e' anche quello di improvvisare e avere fortuna. Altro che dichiaro guerra a chi voglio io. Non a caso, sulla strada di questi spogliatoi che mi hanno riportato indietro nel tempo a quando i Nets uscirono di scena per mano di una Cleveland in difficolta' a confermare il ranking dello scorso anno, incontri i vari personaggi di questo sport. Uno di questi si chiama Rich Dallatri, preparatore atletico dei Nets e collaboratore della nazionale italiana. Non a caso, al classico Rich seguito da quattro parole in croce in italiano corrente, lui si appoggia al muro, si dimentica di entrare in spogliatoio e comincia a parlarti. Di cosa? Da io conosco quello (Caio Ardessi, ndr) che ti saluto. Lui risponde, contraccambia, ti chiede come sta e ti racconta tutto il resto. Certo, la frase sugli europei e' quasi d'obbligo ma, visto che nessuno ha voglia di rivangare, andiamo oltre che va meglio.
Prossima fermata stazione Meadowlands New Jersey per trovarsi faccia a faccia con Ray Allen e provare, anche solo per cinque minuti, a non fargli le solite domande. Quelle, che ho sentito lunedi a New York, che ho risentito martedi' mentre i colleghi che mi precedevano gli chiedevano cosa pensa di Boston, una squadra che sta subendo una pressione mediatica inverosimile. E a capirlo, non serve mettere in bosta l'ultimo numero di Sport Illustrated che ti regalano in sala stampa, quando contare le gocce di sudore sulla fronte di un Doc Rivers che, ogni qualvolta apre bocca, tende a sdrammatizzare tutto cercando di giustificare ogni singola azione dei suoi dietro al canonico dobbiamo crescere. No, Ray Allen (clicca qui) e' "He got game". E' un ragazzo incredibile che ti parla guardandoti negli occhi. Uno che non perde mai la pazienza anche quando le domande fanno sorridere i colleghi. "Per quel film ho lavorato come un pazzo per tre, quattro mesi senza fermarsi - ha spiegato - e' stata un'esperienza bellissima. Non smettavamo mai di girare, di rigirare per cercare la scena migliore e poi, non e' cosi' facile come possa sembrare. Ma la cosa mi piace ricordare e che quel film doveva e deve ancora oggi essere messaggero di un significato e noi, che abbiamo lavorato seriamente come voi in questo momento, siamo riusciti a far capire delle cose alla gente. Penso che questa squadra non sara' pronta prima di gennaio, febbraio. Molte delle soluzioni tattiche che vedete in preseason - la domanda chiedeva se oltre agli scarichi e i tiri da fuori quando Garnett e' triplicato in area c'e' dell'altro altrimenti in giornate storte diventa dura - non sono quelle definitive. Insomma, non vogliamo mostrare cosa possiamo fare ai nostri avversari. Quanto alle mie sensazioni personali, ai miei punti di riferimento abili a capire quanto stiamo migliorando come squadra che punta a migliorare la prestazione dello scorso anno, beh mi piace andare a letto e pensarci quando sono da solo e mi concentro sul mio lavoro. Non esistono delle cose predefinite che mi aiutano a capire. E poi, quando vivi una carriera nella Nba come il sottoscritto, arrivi ad un punto in cui scali la collina, ti sembra di essere in cima e ritorni subito da dove eri partito. Beh, speriamo che questa sia la volta buona".
Prossima fermata stazione Meadowlands New Jersey, per aprire il giornale e capire che Minnesota potrebbe essere coinvolta in un ennesimo trade con Miami. Si dice che potrebbero partire Ricky Davis e Mark Blount, per Antoine Walker, Wayne Simien, Michael Doleac e una futura scelta. Per trovare cinque minuti di silenzio per ordinare le idee, ammettere che ci siamo o anche solo, in compagnia di due amici, fermarsi senza motivo al Cipriani di Soho e riconoscere, tra l'arte di fingere di mille personaggi del momento, una Bo Dorek (clicca qui) seduta al tavolo con sorriso fin troppo scontato. Tranquilli, la sua icona e' sempre la stessa e causa cause di forza maggiori, non sembra nemmeno abbia 50 anni. Assieme ad un amico e un'amica, bevevano dell'amarone. Personalmente ho visto solo il retro dell'etichetta, insomma, mi divertivo a guardare altrove, anche se al posto suo, avrei preferito un Si Kjube di De Conciliis(clicca qui). Altra bottiglia, altra storia, ma sicuramente anche altra fantasia.
Per dire la vostra: profumodivaniglia@gmail.com.
Mitja Viola
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Bellissimo qs detto!!!!!!
Grande Nello...tanto di capello come sempre. Un abbraccio forte e ti aspetto...o tu qui o io la'...ma in qualche modo bisogna fare e anche in svelta...che poi stappiamo...
........................prossima fermata bronx, quando torni a casa da solo e ringrazi per la giornata che hai passato, di come poteva andare peggio, di come una persona puo' incontrare gente che ricorda per tutta la vita, gente che ti capisce al volo, gente che non chiede ma spera solo di fare il meglio, gente di cui soprattutto ti puoi fidare e ricordare per tutta la vita...........
Campioni del Mondo
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