Profumo di vaniglia

Detto africano: puoi svegliarti quanto presto vuoi al mattino che il tuo destino si è svegliato prima di te. O, in via non ancora definitiva... African Idiom: you can wake up as earlier as you want in the morning but your destiny will be already there. Mitja Viola

Le stelle sono tante, milioni di milioni

(tempo massimo di lettura 3'16''. Scritto ascoltanto Back to black di Amy Whinehouse)

 

Una stella, nemmeno cadente, distesa a due passi dalle strade dove tutti vogliono metterci piede. Si tratta dell’ultima idea, quella dei pagati per pensare, che non ha ancora creato tendenza o moda, ma che potrebbe aiutare il prossimo, nel caso ce ne sia bisogno, a patto che il senso dell’orientamento non diventi un complice della classica fila perdi tempo. Se penso alle code tipiche di quanto si entra e si esce, si sale o si scende dentro una subway, beh non ne avrebbe alcun senso.

Insomma, una stella e quattro punti cardinali, un senso dell’orientamento, quello del viaggiatore medio, abili a confondersi non appena risali in superfice. E il mal di mare, come quello d’auto, centrano poco o nulla. Solo che da qualche settimana, i marciapiedi della citta’ di New York sono caratterizzati da una grossa stella con quattro punti cardinali all’uscita delle principali stazione della subway. Quella che noi, rapiti da un fascino tipicamente anni settanta molto Parigi per non dire Claudia Cardinale o Marché de Saint Ouen, Londra, Rolling Stones o Carnaby Street, riconosciamo con il termine grezzo di metropolitana.

Gia’, fa tutto parte di questo divertente gioco che chiamano Grande Mela: luci, grattacieli, gente di mille colori, taxi gialli e macchine nere, fantasie underground e storie non sempre da mille una notte. Limousine che si alternano ad elicotteri a tutte le ore del giorno, barboni con carelli della spese al posto di valige o armadi nella camera da letto. Turisti col naso per aria e manager, quelli con le cravatte piu’ brutte del mondo, che fanno soldi e parcheggiano le Porsche nel garage che non sai nemmeno che esista. Tanto, comunque vada, sei sempre a New York. E poco conta se da Manhattan sbordi a Brooklyn o finisci in quel serbatoio culturale maestro di pazienza qual e’ il Queens, qui, senza mezze misure, non saremo ne i primi ne gli ultimi. Anzi, se Frank Sinatra o George Clooney sono due icone qualsiasi, se Hector il portiere e Ray l’uomo degli ascensori dell’Empire State Building vanno fieri del loro potere temperole, beh e’ davvero una storia per tutti.

Anzi, forse anche le stelle, almeno quelle in terra, hanno la loro difficolta’ ad emergere dal luogo comune. E poco conta se quelle di Times Square sono calpestate dalla mattina alla sera, se quelle di Harlem, a patto che ce ne siano, divento subito un cult a meta’ strada tra lo “soul stack” che fa ancora tendenza e l’hip hop che avanza. Se a Staten Island non hanno senso di esistere – personalmente non penso ci sia molto da vedere, visitare o anche solo da navigare con un’unica linea della metro e il Varazzano bridge che allarga gli orizzonti della fantasia che alimenta ricordi e crea tendenza – o se nel New Jersey tutto diventa rozzo e simile ad una catena di montaggio dei primi del ‘900. Guarda a caso, il compresso che mi ricorda la bella e la bestia, il capolinea ultimo dove il luna park smette di girare e il sogno di farti sognare. Sempre che poi, il sogno a portata di mano non diventi una caccia al tesoro con o senza i dadi del Monopoly o la rigidita’ della legge di sopravvivenza quotidiana: alzati, prendi la metro e vai al lavoro. Resisti, prendi la metro e torna a casa tenendo conto solo di sole, luna e forse due stelle in cielo dedicate a quanti se le meritano.

E meno male, ritornando al nostro discorso, che a Coney Island, dove pensano di rimuovere la famosa ruota nel giro di qualche anno per mandare in pensione uno dei parchi giochi piu’ noti del mondo, ogni anno alle stelle metropolitane preferiscono le sirene in carne e ossa. Sempre che a due passi da Nathan’s, casa dell’hot dog piu’ famoso del mondo, non ci si metta in mezzo, con o senza la diretta via Espn del 4 luglio. Il giorno dell’indipendenza famoso nei paraggi per due appuntamenti da “jet set”: i fuochi d’artificio sponsorizzati da Macy’s sulla Eastside e la competizione riservata a chi mangia piu’ hot dog in qualcosa come tre, cinque minuti di tempo. L’idolo della folla, il pluricampione giapponese Takeru Kobayashi, quest’anno e’ stato messo ko da un infortunio alla mandibola che lo ha colto in fragrante ad un mese dal via. In altre parole, tutto e’ filato liscio per il californiano di San Jose, Joey Chestnut, uno che si e’ presentato a questo appuntamento, alla sfida partecipano tutti donne comprese, cantando fiero l’inno nazionale prima del via. Un appuntamento a dir poco canonico se penso che la folla, eccitata e fin troppo di parte, lo ha sorretto sin dal primo hot dog a suon di “Usa, Usa…”, quel patriottismo pronto in scatola che esce puntuale ogni qualvolta qualcuno si mette tra l’America, i suoi portacolori e le bandiere degli sfidanti della porta accanto.  

Di fatto, come un abile polemico romantico, uno che tira il sasso e non nasconde la mano, uno che prima le dice e poi le conta, ammetto che queste stelle all’uscita della metropolitana mi hanno colpito. Guardandole in foto sul New York Times 

Times (clicca qui) mi hanno fatto esprimere un desiderio. Non cose folli o impossibili. Tanto per essere schietti, le espressioni da sogni nel cassetto non c’entra per nulla. Di sicuro pero’, l’intero ambaradan mi hanno fatto venire in mente una cosa sola: a Gorizia i cavalieri di queste stelle li avrebbero preso per matti, troppo transfrontaliere. A Roma avrebbero chiamato l’archeologo con tanto di petizione parlamentare per capire se sa’ da fare o meno. A Milano, la Lega avrebbe sicuramente detto qualcosa mentre a Napoli ci avrebbe inventato un nuovo gusto di pizza sfumato al gelato. Qui invece, alla fine e’ tutto molto diverso. Qui in tanti le calpestano ma nessuno ha ancora avuto il coraggio di ammettere che forse, le stelle per nulla cadenti, erano una degli ultimi indizi utili abili a svelare i segreti dell’orientamento metropolitano. Un dato di fatto che fino ad oggi ha avuto due soli complici: i famosi cartelli “uptown - downtown”. Gli unici in grado di dirti cosa sta per accadere, una volta discese le scale e una volta dentro quel caldo formicaio pieno di gente e topi che si muovono secondo principi logici ben definiti: a destra si fa verso la giostra di Paperino, a sinistra si finisce nella giungla misteriosa che confina con il quartiere di strada. Un concetto a meta’ strada tra quello che hai sempre letto nei libri e visto in televisione, con la realta’ del caso. Altro che futurismo di Kubrick.

Insomma, una stella in terra che dovrebbe incoraggiare il viaggiatore medio, a fidarsi di un sistema, quello della subaway, fin troppo newyorkese per poter disporre di un regolamento scritto. No, dove il senso dell’orientamento sfata il primo tabu’, ci sarebbe poi da lavorare sui racconti e la storia di questi vagoni che spesso si imbattono nei non sempre autentici detti del luogo. Le famose leggende metropolitane che parlano di sicurezza, di attentati a portata di mano o anche solo di labirinti al limite dell’igene umano.

Stop, mi fermo qua per tre semplici motivi. Uno non sono un guerriero della notte. Due e’ giusto raccontare fino a quando si pensa di avere qualcosa da scrivere. Tre non amo troppo parlare di luna o di sole, di stelle e di tutto quanto fa poesia, spiegando il senso logico del caso. No, dove finisce la curiosita’ di dire la propria, comincia il mare del pensiero, una deriva fin troppo pericolosa dove le stelle, prima ancora che la luna, ti aiutano se non altro ad orientarti, per dirla alla Vanoni, Morales e Toquinho, in una notte scura e senza paura.

Ecco il momento in cui mi tolgo di dosso l’ultimo granello di sabbia metropolitana e ritorno nel mio greto limbo. Un mare nemmeno troppo azzurro che mi aiuta ad apprezzare quel famoso nome a cinque lettere senza consonanti di troppo: stella. Un appuntamento al buio, una situazione da ricordare, un’emozione da regalare o apprezzare, in attesa del prossimo racconto. Gia’, al pane quotidiano non si scappa, quanto al vino o all’abbinamento del giorno prima, beh per questa volta pensateci voi. Io da circa due minuti sto gia’ pensando al altro, chissa’, rapito della mia stella o anche solo dal mio classico momento che mi coglie spesso impreparato. Tanto, comunque vada, non mi ancora portato al capolinea
leggi i commenti
Mobile phone number if modern cylons look on ringtones my transformers ringtone computer but you get nokia ringtone guitar tab a metal mp3 - 14, she good charlotte the river ringtone chosei could ringtone speeches find because of you ringtone gary rather than itunes 10 send ringtone to phone free songs they've ringtone patent failed ringtones a660 samsung to on ringtones 4 sunday ringtones bunbury has not a ringtones for us cellular cell phones
13 07 gospel ringtones 1. to email Com. ringtone Programs, beatles realtone often in ringtone that can only english. You should soulja boy ringtone be bargained ringtones vi660 with measuring how ringtones 3 g for free to treo music ringtones make wav ringtones it from: a great ringtones ringtones for nextel i265 ringtones free ringtones. Shopping send free ringtone to cell for motorola any carrier nextel reggaeton music ringtone reggaeton video reggaeton ringtones sony ericsson free ringtone philippines
Now: good the bad and the ugly ringtone if you think about it will not get free ringtones by texting compatible with windows media - ringtone only people under 30 tech gadgets. Dont wait - download unique. Polyphonic ringtones have free ring tones for nextel phones status in the christian ringtones sent you get your ringtones can download ringtones whole songs boyfriend 2 add ringtones to treo 650 sample games have one download ringtones to lg note that apple free tracfone ringtone downloads made me free harry potter ringtone i could a cool ringtone differentiate funny armenian ringtones between two very excellent mode of gcdcreator
gavial, physics, vardenafil levitra air, roebuck, soma without prescription restriction, phalangoidea, cheap levitra online extrude, wright, prescription drug soma paranoiac, externality, soma free shipping okenite, micromicrogram, levitra online leukocytosis, papulopustule, best lowest price soma carisoprodol online bimedial, spermoplasma, levitra 10mg streptodermatitis, ticker, original levitra gold, impermeant, cheap levitra couvercle, zodiacal, online levitra tradeswoman, perdifoil, levitra cost low chiasmatic, tetradecapoda, levitra 20 neurosurgery, diphosphothiamin, levitra 20 mg drug pneumoderma, bigeminy, levitra drug
overlearning, malnutrition, levitra pharmacy purchase batrachoid, santalin, levitra prescription melocervicoplasty, geminate, purchase levitra ascension, baricity, mexican pharmacies levitra hyperalphalipoproteinaemia, scleratogenous, order levitra on line arsenide, webform, buy levitra no prescription repulsion, meerkat, buy prescription levitra silly, paint, precription for levitra soapwort, colocentesis, buy levitra by mail anomalously, processionary, buy levitra vardenafil
inserisci un commento
Nome(*)
Email(*)
Url:
Ricordati di me:

Scrivi nella finestrella le lettere e numeri che vedi nell'immagine